Oh Dio, Fileno, oh Dio! Comincia il prato Di nuovo a verdeggiar: le usate spoglie Riveste il bosco; e già spirar si sente Nunzio di primavera
Un zefiro importuno. Al campo, all'armi, Oh Dio, già ti richiama La novella stagion! Senza il tuo bene Come viver potrai, povera Irene!
Aure amiche, ah non spirate Per pietà d'Irene amante; Care piante, ah non tornate Così presto a germogliar.
Ogni fior che si colori, Ogni zefiro che spiri, Quanti, oh Dio, quanti sospiri Al mio core ha da costar!
Ma chi fu mai quell'empio Che pria formò dell'innocente acciaro Istrumenti di morte, e rese un'arte La crudeltà! No, non avea quel core
Idee d'umanità, senso d'amore. Che insania! che furor! Posporre i vezzi D'una tenera amante alle minacce D'un feroce nemico! Ah no, Fileno,
Non lasciarti sedur. Se vago tanto Sei pur di guerra, ha le sue guerre amore: Ogni amante è guerriero. Ancora amando E si gela e si suda; amando ancora
Esperienza, ingegno, Ardir bisogna. Anche in amor vi sono Ed insidie e sorprese, Ed assalti e difese
E trionfi e sconfitte, e paci ed ire; Ma l'ire son fugaci, Ma son care le paci, Ma un trionfo indistinto
Giova egualmente al vincitore e al vinto. Anzi le pene istesse... Aimè, che ascolto! Ecco la tromba. Ah questo È il segno di partir. Férmati, ingrato.
Perché fuggi così? No, le tue palme Non pretendo involarti; Poco chiedo, o crudel: guardami e parti. Va, ma conserva i miei,
Caro, ne' giorni tuoi; Va, torna mio, se puoi; Ma torna vincitor. Pensa dovunque sei
Tal volta alle mie pene, E di': ‘La fida Irene Chi sa se vive ancor!’
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