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1698–1782

X

Pietro Metastasio

Già la notte s'avvicina: Vieni, o Nice, amato bene, Della placida marina Le fresch'aure a respirar.

Non sa dir che sia diletto Chi non posa in queste arene, Or che un lento zefiretto Dolcemente increspa il mar.

Lascia una volta, o Nice, Lascia le tue capanne. Unico albergo Non è già del piacere La selvaggia dimora;

Hanno quest'onde i lor diletti ancora. Qui, se spiega la notte il fosco velo, Nel mare emulo al cielo Più lucide, più belle

Moltiplicar le stelle, E per l'onda vedrai gelida e bruna Rompere i raggi e scintillar la luna. Il giorno al suon d'una ritorta conca,

Che nulla cede alle incerate avene, Se non vuoi le mie pene, Di Teti e Galatea, di Glauce e Dori Ti canterò gli amori.

Tu dal mar scorgerai sul vicin prato Pascer le molli erbette Le tue care agnellette, Non offese dal sol fra ramo e ramo:

E con la canna e l'amo I pesci intanto insidiar potrai; E sarà la mia Nice Pastorella in un punto e pescatrice.

Non più fra' sassi algosi Staranno i pesci ascosi; Tutti per l'onda amara, Tutti verranno a gara

Fra' lacci del mio ben. E le umidette figlie De' tremoli cristalli Di pallide conchiglie,

Di lucidi coralli Le colmeranno il sen.

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