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1698–1782

X

Pietro Metastasio

Queste, che in dono il mio signor mi manda Tazze che asconde in sen barbara spoglia Atte alla nera oriental bevanda E al biondo umor della cinese foglia,

Gloriosa mercede e memoranda Sono al desio d'onor che in me germoglia; E il dono istesso un non so che tramanda Che il tardo ingegno a nuove imprese invoglia.

Or lascia l'Emo pur, lascia il Pangéo Per l'aureo vello, e va del Fasi al lido Col tuo Giason, ch'io non t'invidio, Orfeo. Gran prede anch'io di riportar mi fido:

Né varco a conquistarle il vasto Egeo, Non le Cicladi spesse o il mar d'Abido.

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