Queste, che in dono il mio signor mi manda
Tazze che asconde in sen barbara spoglia
Atte alla nera oriental bevanda
E al biondo umor della cinese foglia,
Gloriosa mercede e memoranda
Sono al desio d'onor che in me germoglia;
E il dono istesso un non so che tramanda
Che il tardo ingegno a nuove imprese invoglia.
Or lascia l'Emo pur, lascia il Pangéo
Per l'aureo vello, e va del Fasi al lido
Col tuo Giason, ch'io non t'invidio, Orfeo.
Gran prede anch'io di riportar mi fido:
Né varco a conquistarle il vasto Egeo,
Non le Cicladi spesse o il mar d'Abido.