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1698–1782

VIII

Pietro Metastasio

Perdono, amata Nice, Bella Nice, perdono. A torto, è vero, Dissi che infida sei: Detesto i miei sospetti, i dubbi miei.

Mai più della tua fede, Mai più non temerò. Per que' bei labbri Lo giuro, o mio tesoro, In cui del mio destin le leggi adoro.

Bei labbri che Amore Formò per suo nido, Non ho più timore. Vi credo, mi fido:

Giuraste d'amarmi; Mi basta così. Se torno a lagnarmi, Che Nice m'offenda,

Per me più non splenda La luce del dì. Son reo, non mi difendo: Puniscimi, se vuoi. Pur qualche scusa

Merita il mio timor. Tirsi t'adora; Io lo so, tu lo sai. Seco in disparte Ragionando ti trovo: al venir mio Tu vermiglia diventi,

Ei pallido si fa; confusi entrambi Mendicate gli accenti; egli furtivo Ti guarda, e tu sorridi... Ah quel sorriso, Quel rossore improvviso

So che vuol dir! La prima volta appunto Ch'io d'amor ti parlai, così arrossisti, Sorridesti così, Nice crudele. Ed io mi lagno a torto?

E tu non mi tradisci? Infida! ingrata! Barbara!... Aimè! Giurai fidarmi, ed ecco Ritorno a dubitar. Pietà, mio bene, Son folle: in van giurai; ma pensa al fine

Che amor mi rende insano, Che il primo non son io che giuri in vano. Giura il nocchier che al mare Non presterà più fede,

Ma se tranquillo il vede Corre di nuovo al mar. Di non trattar più l'armi Giura il guerrier tal volta,

Ma se una tromba ascolta Già non si sa frenar.

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