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1698–1782

VI

Pietro Metastasio

Ascolta, amico Tirsi, ascolta, e credi Ch'io ti parlo col cor. Pietà mi fai, Tremo per te. Chi ti consiglia, o stolto, A fissar le pupille in volto a Nice?

Ah guardati, infelice: Cadrai ne' lacci suoi. Nice è vezzosa, Pur troppo anch'io lo so; Nice ha nel viso Un dolce non so che, che a tutti è grato,

Che nessun sa spiegar, che in vano ogni altra Emula ninfa ad imitar s'affanna: Ma quanto, ah tu nol sai, quanto è tiranna! Io lo so, che il bel sembiante

Un istante, oh Dio! mirai; E mai più da quell'istante Non lasciai di sospirar. Io lo so; lo sanno queste

Valli ombrose, erme foreste, Che han da me quel nome amato Imparato a replicar. Se credi a que' soavi

Atti cortesi onde adescar ti vedi, Se a quegli sguardi credi Che languidi e furtivi Fissa ne' tuoi, se a quel parlar ti fidi

Che sì poco promette E fa tanto sperar, pietosa, amante Già tua la crederai. Ah pur io l'ho creduto, e m'ingannai.

È lusinga, è follia: Nice non ama Che de' begli occhi sui Il trionfo in altrui: Nice non gode Che al vedersi ogni dì crescer d'intorno

De' miseri la schiera: i nuovi alletta, Gli antichi insulta; e pur non v'è chi possa Uscir di servitù. Non so qual sia L'incognita magia, l'arte che impiega:

So che sprezza e innamora, offende e lega. Mai, se di lei t'accendi, Mai non sperar più bene; Sempre le tue catene,

Sempre dovrai soffrir. Se vorrai fido amarla, Riposo non avrai; Se penserai lasciarla

Ti sentirai morir.

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