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1698–1782

STROFE PER MUSICA

Pietro Metastasio

Scioglierò le mie catene, Già le sento rallentar: Non si dura, bella Irene, Sempre solo a sospirar.

Se lontan, ben mio, tu sei, Sono eterni i dì per me: Son momenti i giorni miei, Idol mio, vicino a te.

Saria più fida Irene Se, quante volte inganna, Scemasse di beltà. Ma che sperar conviene

Se, quanto è più tiranna, Più bella ognor si fa? Perché mai, ben mio, perché, Quando son vicino a te

Palpitando il cor mi va? È pur soave amore! Chi nol vorrebbe in sen? È pur felice un core

Sicuro del suo ben! E non vuoi lasciarmi in pace? Che pretendi, Amor, da me? Or di Bacco son seguace;

Non ho più che far con te. Deh! con me non vi sdegnate, Care luci del mio ben; Vostra colpa, o luci amate,

È la fiamma del mio sen. Ti sento, sospiri, Ti lagni d'Amore; Ma soffri, mio core,

Ma impara a tacer; Ché cento martìri Compensa un piacer. Che cangi tempre

Mai più non spero Quel cor macchiato D'infedeltà. Io dirò sempre

Nel mio pensiero: ‘Chi m'ha ingannato M'ingannerà.’ Mi giuri che m'ami,

Mi chiami tuo bene, E puoi, cruda Irene, Vedermi languir! Ma, ingrata, se brami

Ch'io viva in catene, Pietà di mie pene Comincia a sentir. Sei troppo scaltra,

Sei troppo bella: No, pastorella, Non fai per me. Amare un'infedel,

Vedersi abbandonar, È pena sì crudel Che non si può spiegar. So che vanti un core ingrato:

Più non spero innamorarti, Né ti posso abbandonar. Questo, o Nice, è il nostro fato: Io son nato per amarti,

Tu per farmi sospirar. Cedé la mia costanza, Irene, al tuo rigor. È morta la speranza,

E seco è morto amor. Ah che il destino, Mio bel tesoro, Altro che pene

Non ha per me! A te vicino D'amor mi moro: Non ho mai bene

Lontan da te. In amor chi mai fin ora, Chi provò destin più fiero, Più tiranna crudeltà?

La beltà che m'innamora Mi disprezza prigioniero, Né mi soffre in libertà. Nel mirarvi, o boschi amici,

Sento il cor languirmi in sen. Mi rammento i dì felici, Mi ricordo del mio ben. Al bosco, cacciatori,

Già il sol dall'onde uscì. Ritorneremo a Clori Sul tramontar del dì. Ti lascio, Irene, addio;

Non ti scordar di me: Conserva in te, ben mio, Chi sai che vive in te. S'io t'amo, oh Dio, mi chiedi,

Nice, mio dolce amor! Per te morir mi vedi, E mel dimandi ancor? Fra le belle Irene è quella

Che in bellezza egual non ha. Ma che val che sia sì bella, Se non sa che sia pietà? Sei tradito, e pur, mio core,

Nel tuo caso, ancor che fiero, Non sei degno di pietà. Non di Nice, è tuo l'errore, Che da un sesso menzognero

Pretendesti fedeltà. Belle ninfe, è nato aprile, Non è tempo di rigor. Già ripiglia il suo fucile,

La sua face accende Amor. Tu sei gelosa, è vero; Ma ti conosco, Irene: È gelosia d'impero,

Non gelosia d'amor. Non ami il prigioniero, Ami le sue catene; Spiace al tuo genio altero

Che a te s'involi un cor. Voi sole, o luci belle, Amor per me formò: Voi sempre, amate stelle,

Voi sole adorerò. Benché offeso, ingrata Nice, Non ti voglio abbandonar: Tu mi scacci, e Amor mi dice

Ch'io non lasci di sperar. Se tu mi sprezzi, Nice, s'io t'amo, Rei diventiamo d'eguale error. Né Tirsi è degno di tanto sdegno,

Né degna è Nice di tanto amor. Sempre sarò costante Sempre t'adorerò. Benché spietata,

Mio ben ti chiamerò; E sfortunato ancor, ma fido amante, Sempre sarò costante, Sempre t'adorerò.

Perché, se mia tu sei, Perché, se tuo son io, Perché temer, ben mio, Ch'io manchi mai di fé?

Per chi cangiar potrei, Per chi cangiar desio, Mio ben, se tuo son io, Se il cor più mio non è?

Perché, vezzosi rai, Tanto rigor perché? Non troverete mai Chi v'ami al par di me.

Non mi sprezzar, Licori, Non mi sprezzar così: Forse de' tuoi rigori Dovrai pentirti un dì.

A chi v'ama, o pastorelle, Voi rendete crudeltà! Ma qual pregio è l'esser belle, Se negletta è la beltà?

Quel cor che mi prometti Se tutto mio non è, Donalo ad altri affetti, Non lo serbar per me.

Va dove Amor ti guida, Ché l'alma mia fedel, Pria che trovarti infida, Ti soffrirà crudel.

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