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1698–1782

SCHERZO ESTEMPORANEO

Pietro Metastasio

Regina superba De' fiori è la rosa, Regina d'ogn'erba L'ortica spinosa

Diviene oggidì; Ché il bel piè di Venere Se quella piagò, Il bel cul di Fillide

Or questa ferì. Cantando ognun dica: ‘Evviva l'ortica E 'l cul che toccò.’

Fu bianco qual giglio Quel fior; ma si crede Che il rese vermiglio Col sangue del piede

La madre d'Amor. Così per memoria Quest'erba immortal Del cul ch'ebbe a tangere

Ritiene l'odor. Dell'arabe rive Le piante native Non danno l'ugual.

Col dolce suo canto Destando ne' cuori Un nobile incanto, Fra ninfe e pastori

Sedea Fille un dì. Poi tacque e a nascondere Nel bosco s'andò, Le gonne dal margine

Sul fianco riunì, E quel che si mangia In ciò che si cangia A luce tornò.

La ninfa gentile Due scogli ha di neve, Che come è suo stile Da macchia ancor lieve

Suol netti serbar. Ricerca, ma inutile, Con che si forbir, Né vuol così sordida

Frattanto restar. Ond'ella raccoglie A ciò varie foglie Per farle servir.

La rosa vermiglia, Il bel gelsomino, La vaga giunchiglia Del nobil destino

Gelosi ne fur. D'invidia il cocomero Diviene maggior, La rapa ed il ravano

S'accrebbero pur. La fava ed il gionco, Il palo e ogni tronco Bramò quell'onor.

Ma Fille fra tante Di fiori e di foglie Degnissime piante Incauta raccoglie

L'ortica crudel. E dove stropiccia S'accende un ardor, Per cui se n'arriccia

Il prossimo pel, E grida: ‘Un cotale Prurito mortale Non diedesi ancor.’

Ai noti clamori Lasciar la capanna Le ninfe e i pastori, E ognuno s'affanna

A chieder che fu. Il caso non solito La bella narrò, Il culo ad un albero

Strisciando su e giù. Quel fatto curioso, Quell'atto grazioso Quai risa destò!

Allora un bifolco Propose alla bella Che debba in un solco D'erbetta novella

La parte fregar. Qual vista piacevole Vederla infuriata, Sospesa su i gomiti

Il culo a girar! ‘Oh erbette felici!’ A Fille gli amici Gridavano allor.

E Tirsi suo nume, Su l'Istro adorato, Dal dolce costume Di Fille allettato,

Sì mesto ne fu, Poiché refrigerio La bella trovò, Esclama con giubilo:

‘Pastori, via su, Cantando ognun dica: «Evviva l'ortica E 'l cul che toccò!»’

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