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1698–1782

SCENA UNDICESIMA

Pietro Metastasio

(Potessi Sesto avvertir. M'intenderà). Signore, Già l'incendio cedé; ma non è vero Che il caso autor ne sia. V'è chi congiura

Contro la vita tua: prendine cura. Annio, il so... Ma che miro! Servilia, il segno, che distingue i rei, Annio non ha sul manto?

Eterni dèi! Non v'è che dubitar. Forma, colore, Tutto, tutto è concorde. Ah, traditore!

Io traditor! (Che avvenne!) E sparger vuoi Tu ancora il sangue mio?

Annio, figlio, e perché? che t'ho fatt'io? Io spargere il tuo sangue! Ah! pria m'uccida Un fulmine del ciel. T'ascondi in vano:

Già quel nastro vermiglio, Divisa de' rubelli, a me scoperse Che a parte sei del tradimento orrendo. Questo! Come!...

(Ah, che feci! Or tutto intendo). Nulla, signor, m'è noto Di tal divisa. In testimonio io chiamo Tutti i numi celesti.

Da chi dunque l'avesti? L'ebbi... (Se dico il ver, l'amico accuso). E ben? L'ebbi... non so...

L'empio è confuso. (Oh amicizia!) (Oh timor!) Dove si trova

Principe, o Sesto amato, Di me più svanturato? Ogni altro acquista Amici almen co' benefìci suoi: Io co' miei benefìci

Altro non fo che procurar nemici. (Come scolparmi?) (Ah! non rimanga oppressa L'innocenza per me. Vitellia, ormai

Tutto è forza ch'io dica). (Ah, no! che fai? Deh! pensa al mio periglio). (Che angustia è questa!)

(Eterni dèi, consiglio!) Servilia, e un tale amante Val sì gran prezzo? Io dell'affetto antico

Ho rimorso, ho rossor. (Povero amico!) Ma dimmi, anima ingrata: il sol pensiero Di tanta infedeltà non è bastato

A farti inorridir? (Son io l'ingrato). Come ti nacque in seno Furor cotanto ingiusto?

(Più resister non posso). Eccomi, Augusto, A' piedi tuoi. (Misera me!) La colpa

Ond'Annio è reo... Sì, la sua colpa è grande; Ma la bontà di Tito Sarà maggior. Per lui, signor, perdono

Sesto domanda e lo domando anch'io. (Morta mi vuoi?) (Che atroce caso è il mio!) Annio si scusi almeno.

Dirò... (Che posso dir?) Sesto, io mi sento Gelar per lui. La mia presenza istessa Più confonder lo fa. Custodi, a voi

Annio consegno. Esamini il Senato Il disegno, l'errore Di questo... Ancor non voglio Chiamarti traditor. Rifletti, ingrato!

Da quel tuo cor perverso Del tuo principe il cor quanto è diverso.

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