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1698–1782

SCENA UNDICESIMA

Pietro Metastasio

Ecco il punto, o Vitellia, D'esaminar la tua costanza. Avrai Valor che basti a rimirare esangue Il tuo Sesto fedel? Sesto, che t'ama

Più della vita sua? che per tua colpa Divenne reo? che t'ubbidì crudele? Che ingiusta t'adorò? che in faccia a morte Sì gran fede ti serba? E tu frattanto,

Non ignota a te stessa, andrai tranquilla Al talamo d'Augusto? Ah! mi vedrei Sempre Sesto d'intorno; e l'aure e i sassi Temerei che loquaci

Mi scoprissero a Tito. A' piedi suoi Vadasi il tutto a palesar. Si scemi Il delitto di Sesto, Se scusar non si può. Speranze, addio,

D'impero e d'imenei! nutrirvi adesso Stupidità saria. Ma, pur che sempre Questa smania crudel non mi tormenti, Si gettin pur l'altre speranze a' venti.

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