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1698–1782

SCENA TERZA

Pietro Metastasio

Già lo saprai per mio rossor! Che arcano Si nasconde in que' detti! A quale oggetto Celarlo a me? Quel pallido sembiante, Quel ragionar confuso,

Stelle! che mai vuol dir? Qualche periglio Sovrasta a Sesto. Abbandonar nol deve Un amico fedel. Seguasi. Al fine,

Annio, pur ti riveggo. Ah! mio tesoro, Quanto deggio al tuo amor! Torno a momenti: Perdonami, se parto.

E perché mai Così presto mi lasci? Annio, che fai? Roma tutta è in tumulto, il Campidoglio

Vasto incendio divora; e tu frattanto Puoi star senza rossore Tranquillamente a ragionar d'amore? Numi!

(Or di Sesto i detti Più mi fanno tremar. Cerchisi...) E puoi Abbandonarmi in tal periglio?

(Oh Dio! Fra l'amico e la sposa Divider mi vorrei). Prendine cura, Publio, per me. Di tutti i giorni miei

L'unico ben ti raccomando in lei.

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