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1698–1782

SCENA SESTA

Pietro Metastasio

Noi ci pentiam. D'un generoso amante Era questo il dover. Se a lei che adoro, Per non esserne privo, Tolto l'impero avessi, amato avrei

Il mio piacer, non lei. Mio cor, deponi Le tenerezze antiche. E' tua sovrana Chi fu l'idol tuo. Cambiar conviene In rispetto l'amore. Eccola. Oh dèi!

Mai non parve sì bella agli occhi miei. Mio ben... Taci, Servilia. Ora è delitto Il chiamarmi così.

Perché? Ti scelse Cesare (che martìr!) per sua consorte. A te (morir mi sento!), a te m'impose

Di recarne l'avviso (oh pena!), ed io... Io fui... (parlar non posso)... Augusta, addio! Come! Fermati! Io sposa Di Cesare! E perché?

Perché non trova Beltà, virtù che sia Più degna d'un impero, anima... Oh stelle! Che dirò? Lascia, Augusta,

Deh, lasciami partir. Così confusa Abbandonar mi vuoi? Spiegati, dimmi: Come fu? per qual via?...

Mi perdo s'io non parto, anima mia.

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