Chi per pietà m'addita Sesto dov'è? Misera me! Per tutto Ne chiedo in vano, in van lo cerco. Almeno Tito trovar potessi!
Ove m'ascondo! Dove fuggo, infelice! Ah, Sesto! ah, senti! Crudel, sarai contenta. Ecco adempito
Il tuo fiero comando. Aimè! che dici? Già Tito... Oh Dio! già dal trafitto seno Versa l'anima grande.
Ah, che facesti! No, nol fec'io, ché, dell'error pentito, A salvarlo correa; ma giunsi appunto Che un traditor del congiurato stuolo
Da tergo lo feria. Ferma! gridai; Ma il colpo era vibrato. Il ferro indegno Lascia colui nella ferita e fugge. A ritrarlo io m'affretto;
Ma con l'acciaro il sangue N'esce, il manto m'asperge, e Tito, oh Dio! Manca, vacilla e cade. Ah! ch'io mi sento
Morir con lui. Pietà, furor mi sprona L'uccisore a punir; ma il cerco in vano; Già da me dileguossi. Ah! principessa,
Che fia di me? come avrò mai più pace? Quanto, ahi quanto mi costa Il desio di piacerti! Anima rea,
Piacermi! Orror mi fai. Dove si trova Mostro peggior di te? quando s'intese Colpo più scellerato? Hai tolto al mondo Quanto avea di più caro; hai tolto a Roma
Quanto avea di più grande. E chi ti fece Arbitro de' suoi giorni? Di': qual colpa, inumano! Punisti in lui? L'averti amato? E' vero:
Questo è l'error di Tito; Ma punir nol dovea chi l'ha punito Onnipotenti dèi! son io? Mi parla Così Vitellia? E tu non fosti...
Ah! taci, Barbaro, e del tuo fallo Non volermi accusar. Dove apprendesti A secondar le furie
D'un'amante adegnata? Qual anima insensata Un delirio d'amor nel mio trasporto Compreso non avrebbe? Ah! tu nascesti
Per mia sventura. Odio non v'è che offenda Al par dell'amor tuo. Nel mondo intero Sarei la più felice, Empio! se tu non eri. Oggi di Tito
La destra stringerei; leggi alla terra Darei dal Campidoglio; ancor vantarmi Innocente potrei. Per tua cagione Son rea, perdo l'impero,
Non spero più conforto; E Tito, ah, scellerato! e Tito è morto.
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