Amico,
Cesare a sé ti chiama.
Ah! non perdete
Questi brevi momenti. A Berenice
Tito gli usurpa.
Ingiustamente oltraggi,
Vitellia, il nostro eroe: Tito ha l'impero
E del mondo e di sé. Già per suo cenno
Berenice partì.
Come!
Che dici!
Voi stupite a ragion. Roma ne piange
Di meraviglia e di piacere. Io stesso
Quasi nol credo; ed io
Fui presente, o Vitellia, al grande addio.
(Oh speranze!)
Oh virtù!
Quella superba
Oh, come volentieri udita avrei
Esclamar contro Tito!
Anzi giammai
Più tenera non fu. Partì; ma vide
Che adorata partiva, e che al suo caro
Men che a lei non costava il colpo amaro.
Ognun può lusingarsi.
Eh! si conobbe
Che bisognava a Tito
Tutto l'eroe per superar l'amante.
Vinse, ma combatté. Non era oppresso,
Ma tranquillo non era; ed in quel volto,
Dicasi per sua gloria,
Si vedea la battaglia e la vittoria.
(E pur forse con me,quando credei,
Tito ingrato non è). Sesto, sospendi
D'eseguire i miei cenni. Il colpo ancora
Non è maturo.
E tu noon vuoi ch'io vegga...
Ch'io mi lagni, o crudele...
Or che vedesti?
Di che ti puoi lagnar?
Di nulla (Oh Dio!
Chi provò mai tormento eguale al mio?)