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1698–1782

SCENA QUARTA

Pietro Metastasio

Publio, che inaspettato Accidente funesto! Ah, voglia il Cielo Che un'opra sia del caso, e che non abbia

Forse più reo disegno Chi destò queste fiamme! Ah! tu mi fai Tutto il sangue gelar.

Torna, o Servilia, A' tuoi soggiorni e non temer. Ti lascio Quei custodi in difesa, e corro intanto Di Vitellia a cercar. Tito m'impone

D'aver cura d'entrambe. E ancor di noi Tito si rammentò? Tutto rammenta;

Provvede a tutto; a riparare i danni, A prevenir le insidie, a ricomporre Gli ordini già sconvolti... Oh, se il vedessi Della confusa plebe

Gl'impeti regolar! Gli audaci affrena; I timidi assicura; in cento modi Sa promesse asoprar, minacce e lodi. Tutto ritrovi in lui: ci vedi insieme

Il difensor di Roma, Il terror delle squadre, L'amico, il prence, il cittadino, il padre. Ma, sorpreso così, come ha saputo...

Eh! Servilia, t'inganni: Tito non si sorprende. Un impensato Colpo non v'è, che nol ritrovi armato.

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