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1698–1782

SCENA QUARTA

Pietro Metastasio

Che orror! che tradimento! Che nera infedeltà! Fingersi amico, Essermi sempre al fianco, ogni momento Esiger dal mio core

Qualche prova d'amore; e starmi intanto Preparando la morte! Ed io sospendo Ancor la pena? e la sentenza ancora Non segno?... Ah! sì, lo scellerato mora.

Mora!... Ma senza udirlo Mando Sesto a morir?... Sì, già l'intese Abbastanza il Senato. E s'egli avesse Qualche arcano a svelarmi? Olà! (S'ascolti,

E poi vada al supplizio). A me si guidi Sesto. E' pur di chi regna Infelice il destino! A noi si niega Ciò che a' più bassi è dato. In mezzo al bosco

Quel villanel mendico, a cui circonda Ruvida lana il rozzo fianco, a cui E' mal fido riparo Dall'ingiurie delciel tugurio informe,

Placido i sonno dorme, Passa tranquillo i dì, molto non brama, Sa chi l'odia e chi l'ama, unito o solo Torna sicuro alla foresta, al monte,

E vede il core a ciascheduno in fronte. Noi fra tante grandezze Sempre incerti viviam; ché in faccia a noi La speranza o il timore

Su la fronte d'ognun trasforma il core. Chi dall'infido amico... Olà!... chi mai Questo temer dovea?

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