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1698–1782

SCENA PRIMA

Pietro Metastasio

Già de' pubblici giuochi, Signor, l'ora trascorre. Il dì solenne Sai che non soffre il trascurarli. E' tutto Colà, d'intorno alla festiva arena,

Il popolo raccolto, e non si attende Che la presenza tua. Ciascun sospira, Dopo il noto periglio, Di rivederti salvo. Alla tua Roma

Non differir sì bel contento. Andremo, Publio, fra poco. Io non avrei riposo, Se di Sesto il destino

Pria non sapessi. Avrà il Senato ormai Le sue discolpe udite; avrà scoperto, Vedrai, ch'egli è innocente; e non dovrebbe Tardar molto l'avviso.

Ah! troppo chiaro Lentulo favellò. Lentulo forse Cerca al fallo un compagno,

Per averlo al perdono. Ei non ignora Quanto Sesto m'è caro. Arte comune Questa è de' rei. Pur dal Senato ancora Non torna alcun! Che mai sarà? Va, chiedi

Che si fa, che s'attende. Io tutto voglio Saper pria di partir. Vado: ma temo Di non tornar nunzio felice.

E puoi Creder Sesto infedele? Io dal mio core Il suo misuro; e un impossibil parmi Ch'egli m'abbia tradito.

Ma, signor, non han tutti il cor di Tito.

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