Ma che! sempre l'istesso, Sesto, a dir mi verrai? So che sedotto Fu Lentulo da te; che i suoi seguaci Son pronti già; che il Campidoglio acceso
Darà moto a un tumulto, e sarà il segno Onde possiate uniti Tito assalir; che i congiurati avranno Vermiglio nastro al destro braccio appeso,
Per conoscersi insieme. Io tutto questo Già mille volte udii: la mia vendetta Mai non veggo però. S'aspetta forse Che Tito a Berenice in faccia mia
Offra, d'amore insano, L'usurpato mio soglio e la sua mano? Parla! di'! che s'attende? Oh Dio!
Sospiri? Intenderti vorrei. Pronto all'impresa Sempre parti da me; sempre ritorni Confuso, irresoluto. Onde in te nasce
Questa vicendsa eterna D'ardire e di viltà? Vitellia, ascolta: Ecco, io t'apro il mio cor. Quando mi trovo
Presente a te, non so pensar, non posso Voler che a voglia tua; rapir mi sento Tutto nel tuo furor; fremo a' tuoi torti; Tito mi sembra reo di mille morti.
Quando a lui son presente, Tito, non ti sdegnar, parmi innocente. Dunque... Pria di sgridarmi,
Ch'io ti spieghi il mio stato almen concedi. Tu vendetta mi chiedi; Tito vuol fedeltà. Di tua mano Con l'offerta mi sproni; ei mi raffrena
Co' benefizi suoi. Per te l'amore, Per lui parla il dover. Se a te ritorno, Sempre ti trovo in volto Qualche nuova beltà; se torno a lui,
Sempre gli scopro in seno Qualche nuova virtù. Vorrei servirti; Tradirlo non vorrei. Viver non posso, Se ti perdo, mia vita; e, se t'acquisto,
Vengo in odio a me stesso. Questo è lo stato mio: agridami adesso. No, non meriti, ingrato! L'onor dell'ire mie.
Pensaci, o cara, Pensaci meglio. Ah! non togliamo, in Tito, La sua delizia al mondo, il padre a Roma, L'amico a noi. Fra le memorie antiche
Trova l'egual, se puoi. Fingiti in mente Eroe più generoso o più clemente. Parlagli di premiar: poveri a lui Sembran gli erari sui.
Parlagli di punir: scuse al delitto Cerca in ognun. Chi all'inesperta ei dona, Chi alla canuta età. Risparmia in uno L'onor del sangue illustre; il basso stato
Compatisce nell'altro. Inutil chiama, Perduto il giorno ei dice, In cui fatto non ha qualcun felice. Ma regna.
Ei regna, è ver; ma vuol da noi Sol tanta servitù quanto impedisca Di perir di licenza. Ei regna, è vero; Ma di sì vasto impero,
Tolto l'alloro e l'ostro, Suo tutto il peso, e tutto il frutto è nostro. Dunque a vantarmi in faccia Venisti il mio nemico; e più non pensi
Che questo eroe clemente un soglio usurpa Del suo tolto al mio padre? Che m'ingannò, che mi ridusse (e questo E' il suo fallo maggior) quasi ad amarlo?
E poi, perfido! e poi di nuovo al Tebro Richiamar Berenice! Una rivale Avesse scelta almeno Degna di me fra le beltà di Roma:
Ma, una barbara, o Sesto, Un'esule antepormi! una regina! Sai pur che Berenice Volontaria tornò.
Narra a' fanciulli Codeste fole. Io so gli antichi amori; So le lagrime sparse allor che quindi L'altra volta partì; so come adesso
L'accolse e l'onorò. Chi non lo vede? Il perfido adora. Ah! principessa, Tu sei gelosa.
Io! Sì. Gelosa io sono, Se non soffro un disprezzo?
E pure... E pure Non hai cor d'acquistarmi. Io son..
Tu sei Sciolto d'ogni promessa. A me non manca Più degno esecutor dell'odio mio. Sentimi!
Intesi assai. Fermati! Addio. Ah, Vitellia! ah, mio nume!
Non partir. Dove vai? Perdonami, ti credo: io m'ingannai. Tutto, tutto farò. Prescrivi, imponi, Regola i moti miei:
Tu la mia sorte, il mio destin tu sei. Prima che il sol tramonti, Voglio Tito svenato, e voglio...
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