Contro me si congiura! Onde il sapesti? Un de' complici venne Tutto a scoprirmi, acciò da te gl'implori Perdono al fallo.
E Lentulo è infedele? Lentulo della trama Lo scellerato autor. Sperò di Roma Involarti l'impero, unì seguaci,
Dispose i degni, il Camidoglio accese Per destare un tumulto; e già correa, Cinto del manto augusto, A sorprender, l'indegno! ed a sedurre
Il popolo confuso. Ma, giustizia del Ciel! le istesse vesti, Ch'ei cinse per tradirti, Fur tua difesa e tua ruina. Un empio,
Fra i sedotti da lui, corse, ingannato Dalle auguste divise, E, per uccider te, Lentulo uccise. Dunque morì nel colpo?
Almen, se visse, Egli nol sa. Come l'indegna tela Tanto poté restarmi occulta?
E pure Fra' tuoi custodi istessi De' complici vi son. Cesare, è questo Lo scellerato segno onde fra loro
Si conoscono i rei. Porta ciascuno Pari a questo, signor, nastro vermiglio, Che su l'omero destro il manto annoda: Osservalo e ti guarda.
Or di', Servilia: Che ti sembra un impero? Al bene altrui Chi può sagrificarsi Più di quello ch'io feci? E pur non giunsi
A farmi amar; pur v'è chi m'odia e tenta Questo sudato alloro Svellermi dalla chioma, E ritrova seguaci, e dove? in Roma.
Tito, l'odio di Roma! Eterni dèi! Io, che spesi per lei Tutti i miei dì, che per la sua grandezza Sudor, sangue versai,
E or sul Nilo, or su l'Istro arsi e gelai! Io, che ad altro, se veglio, Fuor che alla gloria sua pensar non oso; Che, in mezzo al mio riposo
Non sogno che il suo ben; che, a me crudele, Per compiacere a lei, Sveno gli affetti miei, m'opprimo in seno L'unica del mio cor fiamma adorata!
Oh patria! oh sconoscenza! oh Roma ingrata!
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