Ah perché col canto mio
Dolce all'alme ordir catena,
Perché mai non posso anch'io,
Filomena, al par di te?
S'oggi all'aure un labbro spande
Rozzi accenti, è troppo audace;
Ma se tace in dì sì grande,
Men colpevole non è.
Ardir, germana: a' tuoi sonori adatta
Volubili cristalli
L'esperta mano: e ne risveglia il raro
Concento seduttor. Col canto anch'io
Tenterò d'imitarne
L'amoroso tenor. D'applausi e voti
Or che la Parma e l'Istro
D'Amalia e di Fernando
Agli augusti imenei tutto risuona,
Chi potrebbe tacer? Né te del nuovo
Armonico stromento
Renda dubbiosa il lento,
Il tenue, il flebil suono. Abbiasi Marte
I suoi d'ire ministri
Strepitosi oricalchi: una soave
Melodia, non di sdegni,
Ma di teneri affetti eccitatrice,
Più conviene ad Amor: meglio accompagna
Quel che dall'alma bella
Si trasfonde sul volto
Alla sposa real, placido lume,
Il benigno costume,
La dolce maestà. Benché sommesso,
Lo stil de' nostri accenti
A lei grato sarà, ché l'umil suono
Non è colpa o difetto;
E sempre in suono umil parla il rispetto.
Alla stagion de' fiori
E de' novelli amori
È grato il molle fiato
D'un zefiro leggier.
O gema tra le fronde,
O lento increspi l'onde,
Zefiro in ogni lato
Compagno è del piacer.