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1698–1782

IX

Pietro Metastasio

Orgoglioso fiumicello, Chi t'accrebbe i nuovi umori? Ferma il corso, io vado a Clori; Scopri il varco, a Clori io vo.

Già m'attende all'altra sponda: Lascia sol ch'io vada a lei; Poscia inonda i campi miei, Né di te mi lagnerò.

Ma tu cresci frattanto. Il giorno s'avvicina, ecco l'aurora; Clori m'attende, ed io m'arresto ancora. Invido fiume! e quando

Meritai tanto sdegno? Io dal tuo letto Allontanai gli armenti; io sol contesi A Filli ed a Licori Del tuo margine i fiori; io spesso, ingrato,

Per non scemarti umor, numi, il sapete, Poche stille ho negate alla mia sete. Se ignoto altrui non sei, Opra è de' versi miei. Se passi ombroso

Infra gli estivi ardori, In su le sponde io t'educai gli allori. Allor bagnavi appena La più depressa arena; un picciol ramo

Svelto dal vento a un arboscel vicino Era impaccio bastante al tuo cammino. Ed or, cangiato in fiume, Gonfio d'acque e di spume

Strepitoso rivolgi arbori e sassi, Sdegni le sponde, e non m'ascolti, e passi. Ma tornerai fra poco, Povero ruscelletto,

Del polveroso letto Fra' sassi a mormorar. Ti varcherò per gioco, Disturberò quell'onde,

Torbido fra le sponde Farò che vadi al mar.

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