Skip to content
1698–1782

II

Pietro Metastasio

Silenzio, o Muse. Ognuno esalta, è vero, D'Augusta i pregi in questo dì felice, E a voi lo vieta Augusta, e a voi non lice. È ver, dura è la legge; è ver, potreste

Lagnarvene a ragion: ma chi frattanto, Chi ragion vi farà? Gli dèi? Son tutti Dichiarati per lei. Gli uomini? E dove Trovar chi non l'adori? In vostro danno,

Qualunque in terra o in cielo L'arbitro sia, ricaderan le accuse. Ah conviene ubbidir; silenzio, o Muse. Non provate, io vel consiglio,

Quanto possa in su quel ciglio Uno sdegno passeggier: Su quel ciglio onde il coraggio De' più intrepidi dipende,

Che l'arbitrio o toglie o rende Di parlare o di tacer. Consolatevi al fine: al fin vi toglie Il divieto d'Augusta a un gran cimento.

Che direste di lei? Chi può dir tanto Che al ver s'appressi? E chi può dir sì poco Ch'ella il sopporti? O in questa guisa o in quella Voi parreste, in narrando i suoi trofei,

Maligne agli altri, o adulatrici a lei. Può degnamente ognuno Lodarla ed ubbidir. Chi di Teresa L'invitto esprime sol nome sublime,

Eseguisce il comando, e tutto esprime. A dir di quanti allori S'ornin l'auguste chiome, A far che ognun l'adori

Quel nome basterà: Nome che in sé comprende Più di qualunque lode; Nome che altera rende

Questa felice età.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
II · Pietro Metastasio · Poetry Cove