Un asino già fu (questa novella
È rancida, lo so! ma nulla importa,
Si può ridir: l'applicazione è bella)
Un asino già fu di mente accorta,
Di prudenza dotato e di ragione
Quanto cioè l'asinità comporta.
Si ridea della soma e del bastone,
Né perdea la sua pace in altra cura
Che i cavoli a rubar del suo padrone.
Or mentre il ciuco solo alla pastura
Un dì sen gia lungo la selva usata
In una pelle urtò per sua sventura,
Ch'un poco innanzi ad un leon levata,
Da un arbore pendente, esposta al vento
Un cacciator numida avea lasciata.
La testa ei sollevò stupito e lento:
Ma in veder d'un leon le fauci e 'l muso,
Il filosofo nostro ebbe spavento.
Ristette in prima e s'arretrò confuso:
Poi, conosciuto il ver, volse l'ingegno
Della spoglia temuta a far buon uso.
Godea degli altri immaginando i guai,
Ché agli asini il potere manca sempre
Ma il desio di mal far non manca mai.