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1698–1782

FAVOLETTA

Pietro Metastasio

Un asino già fu (questa novella È rancida, lo so! ma nulla importa, Si può ridir: l'applicazione è bella) Un asino già fu di mente accorta,

Di prudenza dotato e di ragione Quanto cioè l'asinità comporta. Si ridea della soma e del bastone, Né perdea la sua pace in altra cura

Che i cavoli a rubar del suo padrone. Or mentre il ciuco solo alla pastura Un dì sen gia lungo la selva usata In una pelle urtò per sua sventura,

Ch'un poco innanzi ad un leon levata, Da un arbore pendente, esposta al vento Un cacciator numida avea lasciata. La testa ei sollevò stupito e lento:

Ma in veder d'un leon le fauci e 'l muso, Il filosofo nostro ebbe spavento. Ristette in prima e s'arretrò confuso: Poi, conosciuto il ver, volse l'ingegno

Della spoglia temuta a far buon uso. Godea degli altri immaginando i guai, Ché agli asini il potere manca sempre Ma il desio di mal far non manca mai.

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