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1436–1508

XX

Pietro Jacopo De Jennaro

Un candido armellino in un bel campo, più ch'altro in terra d'erbe e fiori adorno, m'apparve un giorno in sul pogiar d'un monte. Era l'andare suo sì tardo e grave,

che per vaghezza sempre dietro a passo l'andai, sì che poi giunsi ad un gran fiume. Quivi nel lido d'un corrente fiume, spregiando ogni animal che iace in campo,

in cigno transformossi a passo a passo né tardò multo in l'abito sì adorno, che con la voce dispettosa e grave cantando ritornossi a piè del monte.

In quel felice e glorïoso monte, dove non secca mai fonte né fiume, divenne una colomba altiera e grave, tal che più ch'altra ogni impia valle e campo

lasciossi indietro, e 'n su quel colle adorno n'andò veloce, a me mostrando il passo. Io stava come l'uom che teme al passo, mirando fiso al summo del gran monte,

quando la vidi in alabaustro adorno farse una imagine, e qual Diana al fiume, dove Anteon fu transformato al campo, tal senza spirto parve bella e grave.

Ai, quanto onesta, bianca, sagia e grave dopo si mosse con suave passo, divenuta una donna al nostro campo, anzi un chiar sole, che dal sagro monte

risplende al mondo sol per farlo adorno e farlo di virtute un largo fiume. Son gli occhi mei, per lei mirare, in fiume conversi omai, è 'l cor doglioso e grave

tornato ond'era di dolcezza adorno, poi che la fiera è già condutta al passo per consomarmi sì che mai ne campo, quantunque ancor mi volga a gir sul monte.

Né spero più nel monte mover passo ma su nel campo pacïente e grave far de mio fiume un mar piangendo adorno.

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