Se·ll'adversarii fati e la dolente
mia cruda sorte già privato m'ànno
de venir teco, segnor mio, c'ogni anno
te adoro et amo più con voglia ardente,
l'usato mio pensier vegio sovente
tutto angoscioso, e pien de grave affanno,
seguir velocemente e sanza inganno
la toa presenzia sagia, alma e clemente.
Vertù lodata èi recordare il cervo
però che, quanto scerue il mio giudicio,
grato segnor gran stato in sé possede;
dunque rimembra, o nuovo e buon Fabricio,
quel ch'a·sservirte è sempre prono e servo
con fede e con amor, più ch'altri crede.