Duolmi d'aver non già servita quella
ch'amando servo senza aver mai pace,
ma colui che servir tanto mi piace,
quanto il consento io stesso, anzi pur ella,
che d'amoroso onor sempre è rubella,
come che 'l sa chi più se 'l vede e tace;
dunque non io né lei, ma chi mi sface,
dico mia cruda e dispietata stella.
Se 'l pentir non mi giova, a che dolermi?
Se non so' inteso, a che gridare invano,
essendo or più che mai dov'io non voglio?
Possette altrui per tempo provedermi,
quando congiunse el spirto al seme umano,
ma forsi egli è megliore esser qual soglio.