Vegiome, lasso, giunto in vintottanni,
ch'esser altrui dovria conseglio e guida,
e più che nel passato me disfida
Amor, per cui sol vivo in tanti affanni.
Vegio, misero me, che con mei danni
vergogna più che mai ogi s'annida,
vegio che nulla scusa ogi m'affida,
ca 'l tempo è fuora d'amorosi inganni.
O che non fosse ancor mia vita absenta
da quella età, che de ciascun furore
chiamato è schermo e d'ogni disio ottuso,
dopo che 'l tempo al danno ingiuria augmenta,
senz'alcun fallo, ond'io comprendo, Amore,
che quanto più vo all'anni più m'accuso.