Al suono già de le tue rime accorte
jace la musa mia quasi smarrita,
membrando quale Amor ti porse aita
anzi lo amaro exilio da sua corte.
Suspirar dunque, aver tue stelle torte,
ogni amorosa lira in te sbandita
ragione è ben, non lei che al ciel n'è gita
e chiude e sprezza le tartaree porte.
Deh, non fugar dal tuo stanco intelletto
amor, ma lieta in te fa si transforme
la doglia che te fia degno subgetto,
o mente, che a laudar vie più me informe
in rime quella ch'un divino aspetto
fia sempre al mondo tra più clare forme.