Io sono Amor ch'al mio volere strinse
Nettunno e Giove all'amoruso laccio,
e che per priego mai né per minaccio
questa faretra dal mio fianco scinse.
Or qui presente quil che 'l mundo vinse,
vinto remane, e transformato in giaccio
sento 'l mio foco, tal ch'io me desfaccio
qual neve al monte che dal sol se cinse,
mirando la bellezza, opra immortale,
gloria che mai fu vista, ond'io discarco
ogne mio peso e qui depongo l'arme.
Tu, sagio, prendi la giorlanda, e l'arco
togli, o pudica, e tu, ligiatra, il strale,
ché contrastar con vui non può giovarme.