Le dotte rime toi languide e conte,
jà frabicate al carcere dolente,
amo legendo, a la mia trista mente
dolore, isdegno, odio et ira agionte.
Ma poi, pensando che l'offesa fronte
vedde la morte vile, impia e repente
dell'offensore, mitico al presente
con toa vendetta le mei acerbe ponte.
E spero li mei pianti e vute un tempo
seranno intesi: e chi m'offende a·ttorto
dirrà che nullo mal passa impunito.
Tu ch'hai patuto, toi parole a tempo
porgi in mia aita a chi po trarme in porto,
che per pietate in ciel serrai gradito.