Viva mia neve e caro e dolce foco,
vedete com´io agghiaccio e com´io avampo,
mentre, qual cera, ad or ad or mi stampo
del vostro segno, e voi di ciò cal poco.
Se gite disdegnosa, tremo e loco
non trovo, che m´asconda, e non ho scampo
dal gelo interno; se benigno lampo
degli occhi vostri ha seco pace e gioco,
surge la speme, e per le vene un caldo
mi corre al cor e sì forte l´infiamma,
come s´ei fosse pur di solfo e d´esca.
Né per questi contrarî una sol dramma
scema del penser mio tenace e saldo,
c´ha ben poi tanto, onde s´avanzi e cresca.