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1470–1547

XXV

Pietro Bembo

Felice stella il mio viver segnava quel dì, ch´inanzi a voi mi scorse Amore, mostrando a me di fore il ben, che dentro agli altri si celava,

in tanto che ´l parlar fede non trova. Ma perché ragionando si rinova l´alto piacer, i´ dico che ´l mio core, preso al primo apparir del vostro lume,

l´antico suo costume lasciando incontro al dolce almo splendore, si mise vago a gir di raggio in raggio, e giunse ove la luce terminava,

che gli diè albergo in mezzo al vivo ardore. Ma non si tenne pago a quel viaggio l´ardito e fortunato peregrino; anzi seguì tant´oltre il suo destino,

ch´ancor cercando più conforme stato a la primiera vita, in ch´era usato, passò per gli occhi dentro a poco a poco nel dolce loco, ove ´l vostro si stava.

E quei, come dicesse: – io men´ vo´ gire dritto colà, donde questi si parte, ché, stando in altra parte, quel innocente ne potria perire –,

sen´ venne a me stranier cortese e fido. Da indi in qua, come in lor proprio nido, spirando vita pur a l´altrui parte, meco il cor vostro e ´l mio con voi dimora.

Né loco mai né ora, che gli altri amanti sì spesso diparte e di vera pietade li depinge, pò noi un sol momento dipartire;

con tal ingegno Amor, con sì nov´arte fe´ la catena, che ne lega e stringe. E quanto in duo si sprezza o si desia, è bisogno che sia

sprezzato e desiato parimente; ché l´un per l´altro a se stesso consente. Così si prova in questa frale vita gioia infinita senza alcun martire.

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