Del cibo, onde Lucrezia e l´altre han vita,
in cui vera onestà mai non morio,
l´un pasca il digiun vostro lungo e rio,
donna più che mortal, saggia e gradita.
L´altro la faccia bianca e sbigottita
dal tuon, che qui sì grande si sentio,
depinga col liquor d´un alto oblio
e vi ritorni vaga e colorita.
E ´l terzo vi stia inanzi a tutte l´ore,
e s´aven che Medusa a voi si mostri,
schermo vi sia, che non s´impetre il core.
Per me si desti tanto il mio Signore,
ch´io trovi loco in grembo a´ pensier vostri,
tal che ´nvidia non basti a trarmen fore.