La mia leggiadra e candida angioletta,
cantando a par de le Sirene antiche,
con altre d´onestade e pregio amiche
sedersi a l´ombra in grembo de l´erbetta
vid´io pien di spavento:
perch´esser mi parea pur su nel cielo,
tal di dolcezza velo
avolto avea quel punto agli occhi miei.
E già dicev´io meco: o stelle, o dei,
o soave concento!
Quand´i´ m´accorsi ch´ell´eran donzelle,
liete, secure e belle.
Amore, io non mi pento
d´esser ferito de la tua saetta,
s´un tuo sì picciol ben tanto diletta.