Lasso me, ch´ad un tempo e taccio e grido
e temo e spero e mi rallegro e doglio,
me stesso ad un Signor dono e ritoglio,
de´ miei danni egualmente piango e rido.
Volo senz´ale e la mia scorta guido,
non ho venti contrarî e rompo in scoglio,
nemico d´umiltà non amo orgoglio,
né d´altrui né di me molto mi fido.
Cerco fermar il sole, arder la neve,
e bramo libertate e corro al giogo,
di fuor mi copro e son dentro percosso.
Caggio, quand´i´ non ho chi mi rileve;
quando non giova, le mie doglie sfogo,
e per più non poter fo quant´io posso.