Già donna, or dea, nel cui verginal chiostro,
scendendo in terra a sentir caldo e gelo,
s´armò, per liberarne, il re del cielo,
da l´empie man de l´aversario nostro,
i pensier tutti e l´uno e l´altro inchiostro,
cangiata veste e con la mente il pelo,
a te rivolgo e, quel ch´agli altri celo,
l´interne piaghe mie ti scopro e mostro.
Sanale, che pòi farlo, e dammi aita
a salvar l´alma da l´eterno danno:
la qual se dal camin dritto impedita
le Sirene gran tempo e schernit´hanno,
non tardar tu, ch´omai de la mia vita
si volge il terzo e cinquantesim´anno.