O superba e crudele, o di bellezza
e d´ogni don del ciel ricca e possente,
quando le chiome d´or caro e lucente
saranno argento, che si copre e sprezza,
e de la fronte, a darmi pene avezza,
l´avorio crespo e le faville spente,
e del sol de´ begli occhi vago ardente
scemato in voi l´onor e la dolcezza,
e ne lo specchio mirerete un´altra,
direte sospirando: – eh lassa, quale
oggi meco penser? perché l´adorna
mia giovenezza ancor non l´ebbe tale?
A questa mente o ´l sen fresco non torna?
Or non son bella, alora non fui scaltra .-