Rime leggiadre, che novellamente
portaste nel mio cor dolce veneno,
e tu stil d´armonia, di grazia pieno,
com´ella, che ti fa, puro e lucente,
vedete quanto in me veracemente
l´incendio cresce e la ragion ven meno;
e se nel volto no ´l dimostro a pieno,
dentro è ´l mio mal, più che di fuor, possente.
Sappia ogniun, ch´io vorrei ben farvi onore,
tal me ne sprona; e si devea per certo,
lasso, ma che pò far un che si more?
Era ´l sentier da sé gravoso et erto
a dir di voi: or tiemmi il gran dolore
d´ogni altro schivo e di me stesso incerto.