Speme, che gli occhi nostri veli e fasci,
sfreni e sferzi le voglie e l´ardimento,
cote d´amor, di cure e di tormento
ministra, che quetar mai non ne lasci,
perché nel fondo del mio cor rinasci,
s´io te n´ho svelta? e poi ch´io mi ripento
d´aver a te creduto e ´l mio mal sento,
perché di tue impromesse ancor mi pasci?
Vattene ai lieti e fortunati amanti
e lor lusinga, a lor porgi conforto,
s´han qualche dolci noie e dolci pianti.
Meco, e ben ha di ciò Madonna il torto,
le lagrime son tali e i dolor tanti,
ch´al più misero e tristo invidia porto.