Signor, poi che fortuna in adorarvi,
quant´ella possa, chiaramente ha mostro,
vogliate al poggio del valor col vostro
giovenetto pensero e studio alzarvi.
Ratto ogni lingua, se ciò fia, lodarvi
udrete, e sacreravvi il secol nostro
tutto ´l suo puro e non caduco inchiostro,
per onorato e sempiterno farvi.
Ambe le chiavi del celeste regno
volge l´avolo vostro, e Roma affrena
con la sua gran virtù, che ne ´l fe´ degno.
La vita più gradita e più serena
ne dà virtute, caro del ciel pegno:
di vile e di turbato ogni altra è piena.