Quel dolce suon, per cui chiaro s´intende
quanto raggio del ciel in voi riluce,
nel laccio, in ch´io già fui, mi riconduce
dopo tant´anni e preso a voi mi rende.
Sento la bella man, che ´l nodo prende
e strigne sì, che ´l fin de la mia luce
mi s´avicina e, chi di fuor traluce,
né rifugge da lei né si difende:
ch´ogni pena per voi gli sembra gioco,
e ´l morir vita; ond´io ringrazio Amore,
che m´ebbe poco men fin da le fasce,
e ´l vostro ingegno, a cui lodar son roco,
e l´antico desio, che nel mio core,
qual fior di primavera, apre e rinasce.