Che gioverà da l´alma avere scosso
con tanta pena il giogo, che la presse
lunga stagion, s´Amor con quelle stesse
funi il rilega, et io fuggir non posso?
Meglio era che lo strale, onde percosso
fui da´ begli occhi, ancor morto m´avesse,
che fosse il braccio tuo, ch´alor mi resse,
da me, superno Padre, unqua rimosso.
Ma poi ch´errante e cieco mi guidasti,
Tu sentiero e Tu luce, ora ti degna
voler, che ciò far vano altri non basti,
e lei sì del tuo foco incendi e segna,
che poggiando in desir leggiadri e casti
rivoli a te, quando ´l suo dì ne vegna.