Tosto che la bell´alba, solo e mesto
Titon lasciando, a noi conduce il giorno,
e ch´io mi sveglio, e rimirando intorno
non veggo ´l sol, che suol tenermi desto,
di dolor e di panni mi rivesto,
e sospirando il bel dolce soggiorno,
che ´l ciel m´ha tolto, a lagrimar ritorno:
la luce ingrata, e ´l viver m´è molesto.
Talor vengo agl´inchiostri, e parte noto
le mie sventure; ma ´l più celo e serbo
nel cor, che nullo stile è che le spieghi.
Talor pien d´ira e di speranze vòto,
chiamo chi del mortal mi scinga e sleghi:
o giorni tenebrosi, o fato acerbo!