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1450–1540

Untitled

Pietro Barignano

Mille fiate, Amor, volgo il pensiero al sommo ben che tua mercede io sento, perché, pensando in lui, l'alma gioisca. Ma par, che la memoria non ardisca

di ricordarlo e tema che se 'l vero gioir fia dentro 'l cor tutto raccolto da soverchio contento oppresso resti sì, che mentre in gioia

cerchi aver pace, di dolcezza muoia, ond'io, fra tema e fra desir avolto, non so s'io segua ove 'l pensier mi chiama o se pur fugga 'l ben che l'alma brama.

Spinta dal gran piacer l'alma desia ch'io dica 'l ben ond'ogn'or rido e canto; mercè de le dolcissime parole, ch'udite avrian fatto fermar il sole,

allor che piena d'alta cortesia mi fu colei che sola onoro e 'nchino, e dié fine al mio pianto col suon de' dolci e cari accenti suoi;

sì ch'io non ho per lei mai pianto poi; né temo, se l'acerbo mio destino non fa forza al voler saldo di lei, di mai più lagrimar ai giorni miei.

Ma se a 'l pensier sol di pensar ch'io viva beato in terra mi minaccia morte, come potrò mai dir, senza ch'io mora, la gioia per la qual son di me fuora?

E s'avien che cantando io non descriva quel che benigna sorte e la mia bella Donna dato m'hanno, veggio 'l gran fallo e 'l gran futuro danno;

ch'io temo ch'ella a sdegno non si prenda che 'l suo valor, a null'altro secondo, per la mia lingua non si scopra al mondo. Che debb'io far, che mi consigli Amore?

Parlar vorrei poi che 'l tacer adopra contrario effetto al mio sommo desio; ma, s'io ne parlo, io moro e 'l danno è mio, anzi no: che 'l morir m'è dolce onore,

morendo nel morir d'ogni mio bene. Ma come fia che copra Morte quest'occhi se da l'infinita gioia, dond'elle vien, prendo la vita?

Or fia che può: le voglie son sì piene del desio che 'l mio ben si mostre altrui ch'io moro di morir, morendo in lui. Io dico che dal dì che prima vidi

quei duo begli occhi, ond'io perdei me stesso, scorta non avea ancor pur una volta tanta pietà, ch'in mio favor rivolta fosse la luce in cui lieto t'assidi,

Signor, fin che d'alzarmi al Ciel ti piacque; e 'n un punto concesso mi fu quel caro don che di tua mano mi venne già gran tempo atteso invano,

onde tanta dolcezza al cor mi nacque che morir volli, e non potei morire; sì era intenta Morte al mio gioire. Stav'io com'uom che tra paura e speme

del desiato ben confuso resta, quando del mio desir onesto accorta feci colei che seco il mio cor porta. Era del giorno giunte l'ore estreme

e tra notturno orror fredda giacea in tenebrosa vesta la terra avolta, allor ch'ella s'assise ove parlò poi dolcemente e rise;

quindi la voce mia coglier potea ed io goder del dolce onesto suono del parlar suo, di che mi facea dono. "Madonna - incominciai - mille fiate

ho preso ardir da le serene ciglia di mostrarvi, parlando, il mio gran foco, perché avesse pietà di me in voi loco; ma nel mirarvi sol farsi gelate

sentite ho le mie voci, e i sensi presi da l'alta meraviglia del divin vostro volto, onde poi sempre son visso, e vivo, in dolorose tempre.

Deh, sian da voi i miei martiri intesi or che dal mio desir la notte trista v'asconde e toglie a la mia debil vista". Ebbi queste parole appena espresse

ch'ella, di puro e vero amor accesa, ch'io soggiunsi al gran principio cose che farian lagrimar che l'intendesse. Io feci sì, che 'l giorno le sovvenne

e 'l bel loco ove tesa mi fu la rete con sì dolci inganni, ch'io piango in libertade i perduti anni; e come, un tempo, a rivelar mi tenne

paura, il gran desir di ch'io sol vivo, temendo ch'ella non l'avesse a schivo. Quindi il piacer a ricontar mi volsi, che dal mirar de' begli occhi sereni

Amor mi mandi e dal viso soave col parlar dolce umilemente grave. In somma in uno ogni mio ben raccolsi lodando lei che sola i mie desiri

di puro affetto pieni inalzi al Ciel, e tanto lume doni al mio intelletto, che di lei ragioni; né tacqui 'l duol, le lagrime e i sospiri,

e la guerra crudel, ch'ira ed orgoglio mi fean d'intorno ogn'or com'onda a scoglio. Poi che pervenne al desiato fine la lunga istoria, in voci umili e piane

dissi: "Poi che 'l mio stato assai v'è chiaro e sol da voi spero al mio mal riparo, di me vi caglia; a pietà ormai s'inchine del mio languir l'altero animo vostro

e le piaghe risane la mano accorta che mi diede il colpo, di cui non altro che me stesso incolpo. E se l'interno mal di fuor non mostro

colpa è di lui che dentro mi si serra ove dì e notte mi mantiene in guerra". Ultimamente la pregai ch'a sdegno non le fosse 'l mio cor ch'a lei 'n un punto

si rivolgea per far seco soggiorno, sperando almen con lei di pace un giorno. Quivi mi tacqui. Ed ella, che per pegno vide de la mia fé levarsi a volo

il cor da me disgiunto sì che senz'esso era mia vita corsa se non fusse da lei stata soccorsa, del mio morir mossa a pietoso duolo

sciolto da sé 'l suo cor in me 'l rivolse e 'n un momento il mio lieta raccolse. Furo i messaggi di sì gran tesoro dolci parole dolcemente ditte

che di dolcezza avrian spezzati i marmi. Ond'io tutto sentì dentro cangiarmi e gli spiriti miei prender ristoro. Chi fia, che 'l creda? Le virtudi afflitte

ch'al passo ultimo astrette eran da morte che di me stava a lato, tornaro a me nel lor premiero stato. Così rinacqui; onde nel petto scritte

porto le voci benedette e sante che mi fer ricco sovr'ogni altro amante. "S'egli è ver - disse - che cotanto m'ami, fedel amico, come Amor m'astringe

a non dubbiar e nel tuo dir dimostri, ragion è ben che fian gli animi nostri conformi sì che l'uno e l'altro brami ogni onesto riposo ed ogni pace.

Dunque così benigne mi fian le voglie tue come le mie ti saran sempre onestamente pie. E s'al tuo cor di star pur meco piace

teco sia 'l mio che già da me si parte". Oh dolcezza infinita, o degno effetto, o puri accenti, o dilettosa voce! Per voi vidi di luce ornarsi il cielo

coperto pria di nubiloso velo; con voi s'assise in me, con voi nel petto, il cor de la mia Donna ancor si siede. E 'l ricordar mi coce

come capir potesse una sol alma di sì dolce gioir sì grave salma; onde qualhor ne l'animo si riede ch'io non morissi in sì grande dolcezza

di mai più non morir prendo certezza. In atto ed in parole umilemente di ringraziar Madonna erano accese le voglie mie, ma le parole mute,

canzon, restaro ché la lor virtute fu spenta dal gioir troppo possente; e del mio non poter ella s'avide. Or, perché sia palese

a lei l'animo grato e 'l mondo veggia che 'l mio gran ben null'altro ben pareggia, a lei ti volgi, e dille: "Un che non vide Donna mai come voi bella e pietosa

mi manda e brama ch'io non resti ascosa".

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