Donna, ch'avete il bel nome di quella
che trasse Dante per gli eterni giri,
poi ch'ebbe visto il Regno de' martiri
con l'empia gente al suo Fattor rubella,
se 'l vostro onore in carte ed in favella
distenda sì ch'ogn'altra se n'adiri,
e faccia la cagion di miei sospiri
invidiosa sì com'ella è bella,
non direte voi meco che l'ingegno
e la lingua e la mano indarno stanchi
a pur chieder pietade ad una sorda?
Vinca, dunque, il mio amor giusto disdegno,
e 'l cor, già d'amar lasso, omai s'affranchi:
se, chi dovria, di noi non si ricorda.