Gli occhi, ch'ad Amor già tanti e tanti anni
pagan di troppo ardir, piangendo, il fio,
forbete omai con l'un, Terpandro mio,
che per lungo uso error non vi condanni.
Con l'altro, perché mai più non v'inganni
la rimembranza d'alcun bello e rio,
bevete l'acqua d'un perpetuo oblio,
dolce ristoro al fel di molti danni.
Ma col terzo tagliate pria i legami
ov'è sì avinto il liber voler vostro,
ché tanto séte in signoria d'altrui.
Per me inchiamate il caro Signor nostro
umilmente, e dite quanto io brami,
cangiata qualità, riveder lui.