Far potess'io ristor de gli anni miei,
che 'ndarno tanti e vaneggiando ho sparsi,
da indi in qua ch'a mia voglia alsi ed arsi
per men bella beltà che non devei;
che di porger ancor ne giurerei
sì lunga fila a bei disegni scarsi
che di spazio del fallo ad emendarsi
l'anima desiosa appagherei.
Ma 'l tempo ha così fisse le sue leggi
che non si ferma pur, non che s'arretri,
per caldi prieghi o lacrimar ch'uom faccia.
Dunque, Signor, che tuoi erranti correggi,
per grazia, fa ch'io del fallir mio impetri
perdon quando mi gitto in le tue braccia.