Debile è il legno, carco e disarmato;
oscuro, pien di scogli e tempestoso
il mar dove gioioso
lieto e contento fui già del mio stato.
Aspra fortuna or mi conduce 'n parte
dove la lucida e benigna stella
più non vedrò, ch'era mia fida scorta.
Oh, quante volte da mortal procella
senz'altra calamita, lumi o corte
mi trassi in porto a via sicura e corta!
Ma la speranza mia non è ancor morta,
ché un certo lume par che mi accompagni
e dica: "a che ti lagni?
Io da lei son che ti sostegno, ingrato."