Viola mia, io non t’ho visto uguanno
tanto belloccia quanto ti veggo oggi:
tale isvaghezza l’erbe e i fior non hanno
che sono ne le pratora e ne i poggi;
ma ogni cosa è per il mio malanno
e per ch’io moia isvezzeggiando e sfoggi:
e paio, nel mirarte a la reale,
un che mangia una cosa che fa male.