Diva, quel piccol don ch'i' t'ho mandato
solo apalesa tuoi ascosi errori,
ché, come in quello e' sonno vari colori,
così tra mille inganni tien tuo stato.
Quel è bel pomo tucto l'aurato,
la scorza è calda e drento ha freddi umori,
al gusto monstra poi aspri sapori:
e tu cangi agli effetti un simil fato.
La scorza sol dinota il fido petto
ch'arde nel ghiaggio, e tuo cor è per il fructo
di giaccio che col mio foco è constretto.
Che, non trovando a suo focoso lucto
il mio aflicto a tuo frigido effetto,
s'agiunse perché il caldo suo si' structo.