Viola savia, s’io ti veggo scalza
con quelle tue bracciozze ignude nate,
ho aschio al rio che da cattivo s’alza
sino a le tue ginocchia inzuccarate:
alora il cor, che nel petto mi sbalza,
e le sibille ne impiscia e le fate.
Ma viemmi, ciò mirando onde mi amalo,
l’intentazione: e·llibra nos amalo.